Una stella per Gino e Anna

Una stella per Gino e Anna

di Marco Napoletano

Eccoti, sei venuto finalmente. Non puoi essere che tu. Hai prenotato per due ma ti sei presentato solo. Sei vestito quasi in incognito, per passare inosservato. Hai ordinato due portate e hai consultato la carta dei vini chiedendo però un vino al calice facendo molte domande a Mario.

Non puoi essere che tu mio caro ispettore. Finalmente ho la possibilità di giocarmi le mie carte per avere una stella anche io. È la mia possibilità e non me la farò scappare. Ma non verrò a servirti personalmente, non mi inventerò cose strabilianti; farò quello che faccio sempre, sarai un cliente normale. Mi fido della mia brigata e mi fido della mia cucina.

Ti guarderò da qui, voglio godermi questo momento facendo quello che so fare meglio: cucinare.

Eccolo Mario che torna con la comanda. Vediamo che hai ordinato: un primo e un secondo.

Perfetto, ora tocca a me. Del primo ero certo, se sei qui è sicuramente per i miei primi, per la mia pasta e per il gran parlare che fortunatamente ha portato tanta gente in questo piccolo paese sperduto della Puglia. E mentre preparo questo piatto di pasta penso a quel giorno che mi ha cambiato la vita per sempre. A quel viaggio che mi portò in Puglia. A quella strada deserta a luglio in mezzo al nulla e alla mia macchina in panne. A quel caldo assurdo e a quella distesa di grano attorno a me. Sarebbe dovuto essere il mio primo giorno di vacanza è invece si è rivelato essere il punto di svolta della mia carriera professionale.

All’epoca non c’erano cellulari. C’ero io e il nulla davanti a me. Dopo mezz’ora ad attendere invano che qualcuno passasse da quella strada decisi di muovermi alla ricerca di qualcosa o qualcuno che avrebbe potuto darmi una mano. Camminai per ore sotto il sole fino a quando non sentii in lontananza un rumore di una macchina: non era il rumore di un’automobile, era più forte e non veniva dalla strada ma dal campo che la costeggiava. Davanti a me vedevo solo grano ma il rumore proveniva proprio da quel campo. Iniziai a camminare tra le spighe e il rumore diventava man mano sempre più forte. Alla fine vidi davanti a me quel trattore e quel vecchio che lo guidava. Mi guardò, spense il motore e mi disse: “Chi sei?”

“Buongiorno, mi scusi, ma la mia macchina si è fermata qualche chilometro più indietro. Ho bisogno di aiuto”.

“E che ci fai qua?” mi chiese nuovamente.

“Ho sentito il rumore del suo trattore”.

“Non è un trattore”.

“No?”.

“No. Con questa si miete il grano e grazie a questa poi tu mangi la pasta a casa tua”.

“Va beh siamo lì no?”

“Non proprio, ma sei scusato. Sali”.

“Su quel coso?”

“Si. Altrimenti il paese più vicino è a circa 15 Km a piedi e oggi ci sono circa 37 gradi. Fai tu” mi disse.

Ovviamente accettai la proposta. Si chiamava Gino e durante il tragitto verso casa sua mi spiegò come si raccoglieva il grano. Mi raccontò la storia della sua famiglia e delle antiche tradizioni della raccolta e di come la sua azienda agricola da generazioni forniva grano al molino della zona.

Una volta a casa mi presentò sua moglie Anna, che era in cucina indaffarata a preparare il pranzo per il marito. Mi invitarono a pranzo e per educazione e fame accettai l’invito.

Ricordo perfettamente il momento in cui la forchetta con quelle due orecchiette entrò nella mia bocca. Chiusi gli occhi per godermi quel momento; rimasi estasiato da quella bontà e chiesi ad Anna da dove avesse comprato quella pasta.

“Comprato? L’ho fatta io con la nostra farina”. In quel momento capì quale dovesse essere la mia strada, quale direzione avrei dovuto prendere nella mia specializzazione in cucina. Capì che con quella pasta avrei potuto realizzare il mio sogno.

Tornai da Gino e Anna tante altre volte, capì tutto della raccolta del grano e mi feci spiegare tutti i segreti di quella pasta concepita, nata e realizzata in quelle zone. Presi contatti con i fornitori, con il molino e il pastificio in modo da farmi spedire la pasta a Bologna dove aprì il mio primo ristorante. Andava bene ma non mi bastava, dovevo fare qualcosa per quella terra che mi aveva ispirato e per Gino e Anna che nel frattempo ormai anziani morirono.

Mi trasferì in Puglia e decisi di aprire un ristorante a 15 km da casa di Gino e Anna, in quel paese in cui Gino mi disse di poter andare a piedi con 37 gradi in quel ormai lontano luglio. Volevo far diventare quel ristorante un’attrattiva per la gente che ama mangiar bene. Pochi tavoli, ma tanta qualità nella scelta delle materie prime, nel servizio e nella preparazione dei piatti. Tutto quello che si mangia qui è prodotto qui.

Con tanta fatica e tanta pazienza ce l’abbiamo fatta. Non abbiamo tavoli liberi da mesi ormai e abbiamo stretto un rapporto indissolubile con questa terra che ci ha accolti. La pasta è la mia specialità e tutti vengono qui proprio per assaggiare la mia pasta. Compreso te, caro ispettore.

Eccolo, ha finito di mangiare, è il momento del conto. Nessun riguardo, sei un cliente normale.

Mario mi dice che mi vuole parlare.

“Complimenti, la cena è stata perfetta”

“La ringrazio. Il giudizio dei clienti è molto importante per tutti noi”.

“A dire la verità non sono un cliente qualunque. Ero qui per valutare la possibilità di assegnare una stella al suo ristorante”.

“Mi spiace molto non averla riconosciuta. Spero che il mio staff sia stato all’altezza della situazione”. Mento spudoratamente.

“Le ho già detto. Tutto perfetto. La pasta è stata incredibile, ciò che mi hanno raccontato in molti si è rivelato reale. Posso affermare con certezza che il suo ristorante “A Gino e Anna” riceverà una stella. Ma mi tolga una curiosità, perché questo nome?”

“Gino e Anna sono le persone che tanto tempo fa mi aiutarono e ispirarono. Se sono qui è grazie a loro. Ed è a loro che dedico questa stella”.