Piccoli agricoltori crescono

Piccoli agricoltori crescono

di Nina Strippoli

Andò, ricordati del campo di grano”: è una mattina di fine scuola del 1973 e, con questa esortazione, il mio professore di economia politica delle scuole superiori mi esorta a studiare la lezione sul “Capitale”. Sì, il campo di grano è una forma di investimento, è capitale, è ricchezza; ma io non ho certo bisogno di quell’esortazione, so bene cosa rappresentano quelle distese dorate … e quanta fatica.

Spesso ripenso a quell’esortazione con nostalgia: ripenso alle risate con quel professore tutto strano, alle battute in dialetto, a quella strana complicità che si crea a volte tra professori e alunni, sigillata da una strizzata d’occhio.

I campi di grano ce li ho fissati nella testa e nei fianchi praticamente da sempre: come posso dimenticare le estati passate ad arrivare con la bicicletta dalla città su in campagna per aiutare mio padre a mietere il grano? Per i figli maschi non c’è possibilità di scampo: per mandare avanti gli appezzamenti di terra coltivati, l’unico figlio maschio della famiglia deve darsi da fare e ingegnarsi a risolvere i problemi.

Ecco, ricordo perfettamente il pomeriggio del 29 giugno 1973: la mia bicicletta si rompe, papà è già tornato in città col motorino. Come faccio adesso a tornare a casa? Non c’è altra soluzione che Ciccio. No, Ciccio non è il mio migliore amico: è l’asinello che traina il nostro carretto, uno di quelli testardi.

Non è facile convincerlo a farsi 15 chilometri per riportarmi a casa, ma io so come fare: so che gli piacciono le passeggiate, so che non gli piace sentirsi sfruttato. Si pensa troppo spesso che gli asini siano animali stupidi, ma secondo me hanno una tempra che rivela il contrario: sono servizievoli, semplici e se fossero così stupidi, penso tra me e me, nessuno si affiderebbe a loro.

Forza Ciccio, è ora di andare: oggi ti tocca una bella passeggiata. Stanotte dormi in città e domani mattina ti riaccompagno” gli dico cercando di spronarlo, come se fosse una persona. Contrariamente alle aspettative, si lascia portare senza resistenze e, accarezzandolo, lo porto vicino ai campi appena mietuti e cominciamo a passeggiare. È un pomeriggio d’estate e le giornate sono lunghe e calde. “Sai Ciccio” gli dico mentre guardo la terra e i campi “quanta fatica mi costa aiutare babbo. Lui vuole che io lo accompagni in questa attività, ma io ancora non so cosa vorrò fare da grande… ho solo 17 anni! Però, Ciccio … lui ha solo me. Io e te siamo gli unici maschi su cui può contare”. Ciccio è silenzioso, ovviamente non può parlare; ma cammina con me, mi fa compagnia e io continuo ad accarezzarlo.

Ciccio, a te posso dire tutto, tanto so che non dirai niente: a babbo non ho detto che a maggio sono stato interrogato a economia politica e che non sono andato bene. Bah, forse sarò rimandato. Guarda com’è bello il paesaggio, guarda com’è bella la nostra terra Ciccio … tu lo sai che questa si chiama Capitanata? E che è in Puglia? E che con questo grano si fa la pasta? Quant’è buona la pasta, dovresti assaggiarla! Penso che la Puglia sia la regione più bella, anche se in realtà le altre non le ho viste… ecco che voglio fare da grande, voglio viaggiare! Voglio vedere le altre regioni e le altre parti del mondo e poi tornerò da te!”: così, con voli pindarici tipici della confusione mentale di un adolescente, continuo a discutere con il mio asinello del grano, di come si riconosce la sua qualità (grazie alle lezioni del mio babbo), delle previsioni sul raccolto … e nel frattempo, senza neanche accorgermene, l’ho attaccato al carretto e abbiamo fatto quei 15 chilometri verso casa.

Ne è passato di tempo: ho lasciato alle spalle l’economia politica, ma non quell’esortazione; Ciccio se ne è andato da tanto tempo, ma custodisco quella passeggiata nel cuore. Chi l’avrebbe detto che un’interrogazione andata male e una passeggiata col mio asinello avrebbero segnato la mia vita? E invece si: perché, col tempo, ho apprezzato il lavoro del mio babbo, ho viaggiato, visto altre regioni e tornato in Puglia più innamorato di prima e convinto di avere una missione: contribuire a produrre qualità con i prodotti della mia terra.