La contrada bella come un sogno

La contrada bella come un sogno

di Marianna Colasanto

Mio padre annaffia il florido giardino, finemente curato da zia Anna, la sorella della nonna. Io ho sei anni e sto facendo colazione sul patio della villa. Grandi biscotti fatti in casa per piccole mani completamente inzuppate nella tazza di latte e orzo. È una calda mattinata estiva e ci troviamo ad Alberobello, precisamente in contrada Coreggia.

Oltre ai gigli e alle rose sono circondata da alberi carichi di ciliegie, che mia madre con la paglia in testa, per ripararsi dal sole che già inizia a picchiare, sta raccogliendo in un cesto in vimini.

  • “Good morning Fiorella!”

È la voce di Mr. Jim, il nostro vicino di villa che saluta mia madre.

  • “Good morning Mr. Jim, how are you?”
  • “Molto bene darling, questa mattina sono nati i pulcini!”

I pulcini!

  • “Mamma voglio andare dai pulcini!”

Schizzo come un razzo e mi arrampico alla maniglia del grande cancello e in men che non si dica sono nella villa di Mr. Jim e della signora Annamaria. Di fronte a me ci sono dieci pulcini scorrazzanti. Inizio subito a rincorrerli e ne afferro subito uno al volo, cingendolo come un trofeo.

  • “Così fai male al piccolo pulcino, se tu lo accarezzi lui non scappa.”

Mi viene incontro la signora Annamaria e mi mostra come tenere la piccola creatura.

Mr. Jim è inglese puro sangue; è vestito da contadino provetto, con salopette e camicia a quadri a mezze maniche, ed è il marito della signora Annamaria, che anche con il fazzoletto in testa, sembra un’attrice: una bellezza alla Virna Lisi. Entrambi si sono conosciuti durante la prima vacanza all’estero di lei con le amiche nella Londra degli anni sessanta e quel goffo ragazzo con i lineamenti alla Benny Hill, assunto come guida turistica, ha iniziato a farle il filo fin da subito. Tra i due fu amore a prima vista con lui che mollò tutto per seguirla in capo al mondo e scelsero, in tempi non sospetti, la Valle d’Itria come buon ritiro per trascorrere la loro vita insieme.

Lei, di origini contadine, aveva ereditato una splendida villa arredata in toni pastello e insieme avevano deciso di creare un orto a cui non mancasse nulla: pomodori, zucchine, patate, melanzane, carciofi, cavoli, melanzane…

Si autosostenevano con il loro raccolto: piccoli coltivatori, precursori del chilometro zero, che vendevano i loro prodotti ai market e ai ristoratori nei paesini vicini.

  • “Sempre fastidio devi dare! Hai chiesto a Mr Jim se potevi entrare a casa sua?”

Era mio padre che mi aveva rincorso per venirmi a prelevare dalla villa della coppia.

  • “Eh dai papà ci sono i pulcini, lasciami stare!”
  • “Lasciala Lillino, può stare qui quanto vuole! – dice in modo divertito Mr.Jim – Devo andare da Donato a lasciargli le uova e le verdure al suo ristorante. Che ne dici se andiamo a pranzare lì?”
  • “Si può fare – risponde mio padre – vado a prendere l’auto e ci muoviamo tutti insieme”
  • “No, niente auto, andiamo a piedi.”

E di lì a poco siamo io sulle spalle di mio padre mente gli decoro i capelli con le margherite. Mia madre che coglie l’occasione per esercitare il suo inglese con la signora Annamaria, che regge tra le braccia il grande cesto con le uova e Mr Jim con il suo carretto carico di ortaggi e verdure di stagione. Ci dirigiamo alla volta del ristorante “Da Donato”.

Il percorso è in discesa, in una strada sterrata. Siamo in aperta campagna tra muretti a secco e alberi di mandorle. Evitiamo la strada asfaltata e usiamo come scorciatoia un campo di grano, lo stesso che si scorge dalla nostra villa. Un campo di spighe fluttuanti, una distesa dorata che attraversiamo per arrivare a destinazione.

  • “Ehi Lillino, che piacere!”

Ci viene incontro Donato, un uomo possente con braccia muscolose, pochi capelli e folti baffi, che ci accoglie a braccia aperte, maniche di camicia arrotolate e tovagliolo incastrato nella cinta.

  • “Ehi Jim! Finalmente mi hai portato un po’ di roba buona. Signore, benvenute! E tu monella, me lo dai un bacino? Venite venite, un tavolo sta sempre per voi! Ci sono le tagliatelle fatte a mano da mia moglie con il sugo di coniglio che sono la fine del mondo. Le dovete assaggiare per forza!”

Donato ha un ristorante a conduzione familiare. Suo padre negli anni cinquanta aveva aperto una piccola trattoria per i contadini e i pochi avventori della zona. Con il tempo la fama di quel posto è arrivata lontano, per la bontà e veracità dei suoi piatti. Tutto ciò che il territorio di buono offriva, dalla flora alla fauna, finiva nel menu. A riprova della celebrità del ristorante, al suo ingresso facevano bella mostra di sé le foto con Albano, Celentano e Renzo Arbore con Donato e la sua famiglia.

- “Allora signori le tagliatelle sono in cottura. Nel frattempo vi faccio assaggiare gli strascinati con il purè di cicerchie, coltivate da Peppino che me le porta dalla sua campagna di Martina Franca”.

- “Cicerchie? – interviene Mr. Jim – Cosa sono?”

- “Inglese, che ne vuoi sapere tu delle cicerchie? Quando eravamo piccoli noi, facevamo le scorpacciate di cicerchie, “la carne dei poveri”. A proposito di carne, provate l’arrosto di coniglio. Jim mangia e statti zitto!”

- “Tranquillo amore – lo consola tra le risate di tutti la Signora Annamaria mentre gli accarezza il volto paffuto - le coltiviamo pure noi le cicerchie nel nostro orto.”

Da Donato ci sentiamo a casa: mangiamo l’arrosto con le mani e non curanti delle macchie e del bon ton, gli adulti ridono e si scambiano aneddoti del passato.

Io ho sei anni, sono seduta su una sedia con tre cuscini e ho la maglietta di Goldrake completamente macchiata di sugo.

Di lì a breve ci avrebbero raggiunto gli zii con i nonni. Da lì a pochi anni quel luogo da sogno in contrada Coreggia sarebbe stato destinato a scomparire. Così come sarebbero venuti meno i pranzi allargati sul patio della villa, le partite di pallone sul pavimento in pietra, i gavettoni e il ricordo della vittoria dell’Italia, celebrata proprio lì nell’ottantadue e per l’occasione venivo vestita con i colori della Nazionale.

Sono passati circa trent’anni dall’ultima volta che sono stata in quella contrada. Quella casa non c’è più, ma chissà se la Signora Annamaria e Mr.Jim sono ancora lì con il loro piccolo orto circondati da tanti pulcini scorrazzanti.