Spaghetti all'assassina. Addò màngene due, màngene tre

Spaghetti all'assassina. Addò màngene due, màngene tre

di Valentina Ieva

La cena, un disastro: cibo pesante, vino bianco, gente insignificante nel locale. Per fortuna io e la mia amica Anna ci facciamo prendere da un vortice di risate. Siamo le uniche a fare baccano e tutti i tavoli, straripanti di coppiette, ci lanciano occhiate un po' infastidite un po' invidiose della nostra euforia. Del resto, si sa, sistemare i tavoli di un ristorante a distanza troppo ravvicinata fra loro comporta piccoli “effetti collaterali”. Tra questi ci sono sicuramente le nostre risate fragorose a intervalli regolari. Lo ammetto, a volte, lo facciamo anche apposta.

Di tanto in tanto controllo furtivamente il cellulare, con rimprovero di Anna al seguito: "Bambola, tu vali troppo, non dimenticarlo! Se lui non ti cerca è solo uno sfigato".

Il mio sguardo si vela per un attimo e poi torno a stirarmi il bel sorriso sulla faccia. Cambiamo locale. Con altri amici corriamo in un posto con buona musica elettronica, e anche lì siamo noi i protagonisti: giri di cicchetti di rum in compagnia di un barman scontroso e noi che ridiamo a più non posso prendendo in giro chiunque.

Ore 2 del mattino. Prendo il telefono per l'ennesimo selfie di gruppo con smorfie a caso, e trovo il messaggio che mi riaccende lo sguardo e mi produce “un soffio al cuore di natura elettrica”, come dico sempre citando Battiato.

"Ma dove sei?"

"Sono al Rules, tu?"

"A casa. Fai un salto tornando?"

"Mi vuoi?"

"Siiiii vieni"

"Mmm, ok per l'ultima volta"

Parcheggio improbabile, aria da colpevole, ma la vitalità negli occhi. Sì, perché i miei occhi dicono sempre la verità. E la verità è che questo gioco mi piace. Da morire.

Ascensore, secondo piano, entro silenziosa.

"Dove sei stata quindi? Con chi? C'era gente?" Mi fissa a lungo con i suoi occhi verdi, in grado di sbriciolare ogni mio impacciato tentativo di difesa, e studia le mie risposte.

Replico con battute di un'ironia pungente ma prima che possa finire di parlare le nostre labbra sono già incollate. Le sue braccia sanno sempre come intrappolarmi.

Gli dico: "Sai di aglio oggi".

“Ahahah! Tesoro, dovresti saperlo: oggi è venerdì, e in trattoria, a fine giornata, preparo Spaghetti all’Assassina per tutti!”

“Già, quei maledetti Spaghetti all’Assassina” penso tra me e me. Lo avevo conosciuto mentre decantava in pubblico quella ricetta pugliese, durante la presentazione del suo ultimo libro in Feltrinelli dal titolo “Puglia e Pasta”.

“Addò màngene due, màngene tre”. Così raccontava la ratio dell’Assassina, ricetta gustosa nata per saziare gli ospiti improvvisi.

Aveva girato tutta l’Italia prima di tornare a fare lo chef nella sua terra d’origine, e i suoi spaghetti erano davvero i migliori. Il sugo di pomodoro ben ristretto, poco olio extravergine d’oliva, la giusta dose di aglio, il tocco del peperoncino, non troppo sale, la parte esterna della pasta croccante, lasciata sfrigolare in padella.

“Tu invece sai di alcool" mi fa.

"Già, oggi mi hanno quasi costretta. L'alcol non scendeva nemmeno un po'".

Poi inizia a parlarmi del suo progetto segreto: un B&B all’interno dello storico palazzo dove vive, nel centro di Bari, ereditato dal nonno.

“Mio nonno era un agricoltore, amava la sua terra, e quando si metteva a tavola, ci spiegava minuziosamente gli ingredienti che mia nonna utilizzava in ogni piatto: dalle orecchiette con le cime di rape al ragù della domenica. Questo progetto è un’opportunità per recuperare le mie radici. Non ci saranno solo camere per gli ospiti, ma un nuovo ristorante pugliese esclusivo che parte dalla tradizione!” E gli brillano gli occhi, come se stesse guardando un vecchio film.

Al solito, dopo le chiacchiere, cominciamo a masticarci poco a poco, trasformandoci negli esseri più complici del mondo. Una magia che lascia il segno per giorni, a cui non riesco a rinunciare perché mi fa sentire viva, come ogni 'terrona' folle e sentimentale che si rispetti.

Ore 7.45. Cerco di liberarmi da quell'abbraccio d'angelo e di sgattaiolare fuori di casa. Ormai sono più brava di Eva Kant!

In macchina il tragitto per tornare nel mio letto in disordine vorrei non finisse mai. La mia guida è distratta, le mie labbra sanno ancora di peperoncino. Alla mia sinistra un ragazzo che porta a spasso il cane. Alla mia destra un semaforo. Rosso. Come il sugo ristretto dell’Assassina.