L'amore ai tempi di Whatsapp

L'amore ai tempi di Whatsapp

di Antonello Minoia

Prendo il cellulare, apro Whatsapp, leggo il gruppo degli amici storici, quelli di sempre.

Carlo: Ciao ragazzi. Io e mia moglie. Scalo a Dubai. Poi su per il Giappone. Tra 3 ore inizia questo lungo viaggio.

Paolo: Fai il bravo.
Roberto: Buon viaggio. Non sai quanto vorrei essere al vostro posto.
Carlo: Oggi ultimo giorno di lavoro. Ho rischiato due infarti, ma li ho scampati e ora me la godo.
Elia: Roberto… ma che ti lamenti? Sei sempre in viaggio e tra un po’ parti di nuovo.
Roberto: ;-)
Nino: ;-) ;-)
Roberto: Paolo a che ora arrivate domani?
Paolo: 22,30 siamo in centro da voi a Roma.
Roberto: Ok, vi aspetto lì. Dieci giorni alla partenza (mia).
(foto postata da Claudio direttamente dal deserto della Route 66)

Elia: Sono a 15 mila chilometri da te! Due passi. Oh, comunque qui è spettacolare, dovete venirci!

Carlo: Io sono a 9 mila chilometri da entrambi. Chi raggiungo?

Nino: Siamo di nuovo tutti in giro per il mondo. Io sull’aereo che mi porterà dalla mia famiglia, finalmente.

Claudio: Ma lì è mattina?
Francesco: Ma tutti svegli stamattina, ma che è? Oggi mi tocca salire da Firenze a Milano per lavoro e voi mi svegliate così.
Marco: Frà anche tu a Milano?
Paolo: Bellissimo, fatevi un caffè a Milano.
Francesco: No, a/r. Firenze - Milano - Roma in un giorno.

Stacco gli occhi dal cellulare, lei mi stava guardando, lo butto sul grano tutto attorno a noi, lei mi vede malinconica e mi dice: “Che è? Non è il massimo dopo aver fatto l’amore”.
Io la guardo, rido, le chiedo scusa. “Nulla, solo che qui sono tutti in giro per il mondo. E io qui”.

Lei non ride, mi guarda e risponde: “Andiamo bene. Ne hai un’altra? Torni qui dai tuoi viaggi, ci rivediamo dopo mesi, ci mettiamo a farelamore e ti presenti con quella faccia. Non il massimo, ti dico”.

Le tre parole tutte attaccate “farelamore” mi sembrano molto, troppo romantiche in quel contesto. Ma questo non lo dico. Mi limito a guardare il suo corpo esile, con le giuste forme. Lo ritrovo come la ricordavo. Essere stati insieme per qualche anno mi aiuta. “Hai i colori del grano - le dico - Elena, a mala pena ti distinguo”. Rido. “Hai visto questa volta come sono stato romantico”.

L’avevo conosciuta ai tempi delle superiori. Diversi anni da fidanzati, una mezza promessa di matrimonio, poi i primi lavori, i viaggi, le distanze e la decisione saggia di non avere più legami.

Legami. Facile tirarli in ballo, difficile mantenerli. Come una comitiva sparacchiata a cazzo per il mondo. Uno in partenza per il viaggio di nozze, l’altro in viaggio quindici giorni sulla Route 66, uno che sta in Sri Lanka e uno che lo raggiungerà tra un po’, due casualmente per lavoro a Milano nello stesso giorno, uno che torna da Malta per riabbracciare la sua famiglia, uno che è salito per fare serate a Roma e Domenico che, boh, mica risponde e chissà dove starà. Random sul territorio italiano ed estero. Cresciuti bene, tra l’altro.

La guardo, tiro fuori il vino che avevo regalato a lei per farmi bello al nostro primo re-incontro, bevo un sorso, la guardo ancora. Lei sta scorrendo lo smartphone e la sua bacheca facebook. Un selfie. La guardo, le chiedo: “Cosa ti piace della Puglia?”.

“Non saprei”. In effetti non ha mai brillato per sincerità. Lei è molto legata alla sua terra, alla sua ruralità, alla genuinità di noi pugliesi. Ai prodotti tipici, tutti buonissimi, alle aziende di questa zona che hanno saputo fare rete per sopravvivere e migliorare, al mare che ci guarda non troppo lontano. Alla famiglia che conserva emozioni e certezze. Agli amori che danno stabilità. Al grano che cresce, matura e viene raccolto in un ciclo che non sbaglia e che è fedele alla sua terra.
“Mi piace perché ci sei tu!”. Gote rosse, un po’. Azzarda, forse ha il timore di aver esagerato. Questa è davvero troppo romantica per due che si sono ritrovati e dopo 40 minuti erano stesi nel grano a farelamore.

“E non ti piace per questo grano che diventa pasta, la migliore al mondo?” le chiedo. Mi è venuta fame, lei ha capito, si è già alzata e si sta rivestendo. Va via, verso casa a cucinare. La raggiungerò.

Riprendo il cellulare. Apro di nuovo whatsapp e gli gruppo degli amici.

Io: “Ma tutti in viaggio? In questo gruppo, uno che sta a casa sua c’è?”

Domenico: “Ognuno è a casa sua, sempre, se si piglia con chi desidera. A proposito tu hai pigliato in Puglia?”

Ecco dove era Domenico. A fare un bagno di filosofia. Casa è dove uno si trova meglio con chi ama di più. Però niente male come botta di saggezza. Ne ha lanciata una delle sue.

Lancio di nuovo il telefono, mi alzo, mi rivesto. Guardo in fondo. Un gruppo di agricoltori mi saluta. Sorridono. Penso al perché possano essere felici. Sotto questo sole, a lavorare, con questo caldo. Questo giugno, poi, il più infernale di sempre. Vado verso di loro per raggiungerla e per arrivare a casa, vedo già il tavolo apparecchiato. Loro continuano a sorridere. In fondo questa è casa loro. E ognuno è felice se si sente a casa propria.
Loro hanno lavoro, terra, grano, sole, amore e frutta a volontà. A loro basta.

A me, invece? A me, basta? La raggiungo, le sfioro i capelli, la abbraccio. Lei è tornata. O non è mai andata via. Questa è casa sua. Questa, forse, è davvero casa mia. Questa è la Puglia.

Noi pugliesi siamo così: diamo il massimo se stiamo insieme, stretti in un abbraccio. E ci vogliamo bene anche se siamo tutti a 15000 km di distanza.

La spingo in là, la allontano ma solo per guardarla meglio negli occhi, Elena è bellissima. Diversa da come la ricordavo. Matura con la consapevolezza della gioventù, giovane con il desiderio di crescere ancora.

“Ti amo” scatto.

“Non è troppo romantico?” risponde.

“No. È dedicato a te, dedicato a noi”.

“Vabbè, ne riparliamo dopo. Ora mangia sta pasta, altrimenti si fredda”.