L'anello di pasta

L'anello di pasta

di Luisa Ruggiero

Vi siete mai soffermati a guardare da vicino e con estrema attenzione la pasta trafilata al bronzo? Avete mai osservato per esempio un cavatello? Prima di tutto il colore, fateci caso:  il colore è intenso, corposo, una sfumatura tra l’oro e il grano. E lo spessore? Il bordo è compatto, il corpo centrale del cavatello è pieno e se lo metti in controluce in una giornata di sole, i raggi stentano a passare, lo illuminano e fanno predominare la sfumatura dell’oro rendendo il cavatello quasi accecante come un gioiello.

Il mio rapporto con la pasta? Un rapporto di amore, devozione e a tratti anche odio. Sì odio, perché la mia passione per questo prodotto così unico ed eccezionale, quasi magico, mi ha portato lontana da casa e casa, ultimamente, mi manca tanto.

Con una madre napoletana e un padre pugliese, vuoi che l’attaccamento alle radici e alle tradizioni della terra d’origine non siano parte del DNA? Chiaramente si. Certo, due personalità così forti, con una sfrenata passione per il cibo  mi hanno condizionata tantissimo: sono cresciuta in cucina a suon di sfide all’ultimo sangue tra ricette della tradizione napoletana e di quella pugliese.  Orecchiette fatte in casa come se non ci fosse un domani, “’o ragù” che deve pippiare (sobollire) altrimenti non è degno di questo nome, il pesce come si cucina a bari e il pesce come si cucina a napoli, e, e, e.

Alla fine cosa mai avrei potuto e voluto fare nella vita se non cucinare? E quindi ne ho fatto motivo di vita, sono una di quelle persone che è riuscita a mettere insieme passioni e professione. Ho studiato tanto, dovevo trovare la “mia strada” tra tutte quelle tradizioni, me ne sono anche allontanata completamente. Ho preparato la mia bella valigia da emigrante, ho salutato la “mia adorata Puglia” tra le lacrime di mamma e papà e mi sono messa in viaggio: ho vissuto tre anni in Giappone e ho cucinato alla corte del re degli chef giapponesi, Seiji Yamamoto. Mi sono spostata poi in Spagna, nel bellissimo ristorante elBulli di Ferran Adrià: ho imparato tanto, cucina molecolare, tecniche di cottura alternative, tecniche di presentazione e impiattamento, ma nella mia testa  le ricette dei miei genitori non mi mollavano mai. Così oggi ho ristorante tutto mio a Berlino e qui, ogni sera, metto in scena quel che accadeva nella cucina di casa mia: una sfida! Ricette pugliesi e napoletane a confronto a Berlino e, nemmeno a dirlo, la pasta la fa da padrona!

Ma stasera è una sera speciale e io ora sono sul letto con questo cavatello in mano e non faccio altro che guardarlo e riguardarlo da tutte le prospettive: lo guardo come nella speranza che cominci a parlarmi, mi dia suggerimenti su come affrontare la serata che oramai è alle porte. Ma niente, non parla, e comincia ad essere tardi, devo decidere cosa indossare!

Sono molto emozionata, perché i miei genitori sono arrivati appositamente da Bari ieri per questa serata speciale dove loro saranno i protagonisti assoluti: cucineranno nel mio ristorante. Lui “cavatelli con cozze e fagioli”, lei “ziti al ragù”. In sala solo due ospiti, la sottoscritta e “Lui”, il mio fidanzato al quale stasera chiederò di sposarmi, invertendo ruoli e tradizioni, ma in uno scenario pieno di tradizione.

Ore 20:00

Eccomi arrivata al ristorante, un po’ in anticipo per godermi lo spettacolo:  loro due in cucina! Li sto spiando e sono stupendi, ognuno intento a preparare il suo piatto forte, concentratissimi. A guardarli così sembrerebbe che stiano danzando come in un romantico e passionale tango, e nella testa sento le note della bellissima “Santa Maria” dei Gotan Project. Lui che taglia i pomodorini come se stesse accarezzando il viso di lei, lei che afferra gli ziti per spezzarli come se si stesse aggrappando alle braccia di lui: una scena incredibile, piena di passione, per la cucina, per il cibo, per la famiglia.  Mi sono talmente appassionata da non rendermi conto che è già passata mezz’ora e lui sta per arrivare. Saluto velocemente i miei e prima di sedermi in sala vado a dare una veloce ricontrollata al mio look.

Ho indossato il suo vestito preferito con i sandali Manolo al posto delle solite Adidas, i miei sono rimasti senza parole, quasi non mi riconoscevano. Ingrid, la mia amica storica,  mi ha truccato per l’occasione e ho lasciato sciolti i miei lunghi capelli neri. Strano a dirlo ma sembro quasi “figa”.

Ore 21.00

Lui è arrivato puntualissimo, non riesco a smettere di guardarlo, sono due anni che stiamo insieme ma ogni volta è come se lo vedessi per la prima volta, innamorandomene di più. È tutto così perfetto: la tavola, i miei, il ristorante, noi.

Finalmente siamo alla pasta. Ecco i due primi avanzare in tutta la loro maestosità. Ho chiesto ai miei di servirli contemporaneamente, volevo assistessero alla scena. Li faccio fermare un secondo e prendo la mia borsa dalla quale estraggo una piccola confezione di pasta che mi sono fatta spedire direttamente dall’Italia, dal mio mitico produttore. Tutti cercano di capire che sta succedendo: mi inginocchio (che fatica con le Manolo e il vestito stretto!!) e dalla piccola busta prendo il mio bellissimo anello di pasta e glielo infilo al dito. Ho gli occhi bassi per la paura. Lui mi prende sotto le braccia e mi solleva stringendomi forte a sé, mi volto e vedo la faccia di mia madre in un lago di lacrime. Lui mi alza il viso delicatamente dal mento e mi bacia con uno di quei baci lunghi e appassionati. È un si, un si delicato e dedicato a noi, ai miei, alle mie origini.