Paccheri di compleanno

Paccheri di compleanno

di Maria Luisa Spera

Oggi è il mio compleanno, sono in questo paese “straniero” da qualche mese ormai, ma oggi è una di quelle giornate in cui accuso la mancanza dei miei amici e di casa, oggi più che mai mi sento proprio come quella sirenetta là, adagiata sullo scoglio nella Cittadella, a guardia del Mar Baltico e poco importa se io non ho mai imparato a nuotare nonostante fossi di Polignano.

Sono seduta su questa panchina ad annusare l'aria buona, che porta con sé l'odore della prima neve, quella che dalle mie parti si vede di rado e che quando arriva porta solo guai.

Il freddo qui ti entra nell'anima, ti anestetizza i sensi e ti fa sentire ancora più la nostalgia di quelle cose che fino a qualche tempo fa erano quotidiane e che oggi sono ricordi, come quelli legati all'infanzia, a quelle giornate trascorse con la nonna a cucinare.

Ricordo che quando ero bambina passavo l'intera estate dai miei nonni in campagna. Amavo passeggiare lungo quel mare dorato, fatto di spighe increspate come onde al passaggio del vento. Mi piaceva stendermi su quel tappeto giallo, catturare ogni singolo raggio di luce e ammirare l'infinita distesa blu sopra la mia testa. Non ero a Polignano ma per qualche istante sembrava di esserci, sdraiata al sole. Aspettavo l'ora di pranzo per sentire la voce di mio nonno in lontananza che mi diceva “è pronto”. Stava per compiersi il rituale del pranzo in campagna ed era uno spettacolo unico, almeno per me, il sabato soprattutto perché arrivava mio papà con tanto pesce fresco.

Mio nonno che poggiava i suoi arnesi da lavoro e, mentre mia nonna  armeggiava con padelle e padelline nel cucinino, iniziava la preparazione della tavola: tovaglia a quadri di un cotone spesso, piatti, bicchieri, posate, tovaglioli rigorosamente abbinati alla tovaglia, dell'acqua, una bottiglia di vino fresco e del pane caldo. Ricordo ogni istante del pranzo, era quello il momento della giornata più bello, tutti seduti insieme a tavola.

La Danimarca è stata nominata diverse volte il paese più felice del mondo, ma io da quando sono qua mi chiedo: senza i paccheri al sugo la felicità dov'è? Senza quel profumo di mare che invade la casa e ti trasporta in un universo mistico che sa di cozze come si fa a dire che si è veramente felici?

Non si può. Almeno fino a quando non si è provato il gusto della mia pasta pugliese, corposa, bagnata dal suo sughetto verace.

Frutti di mare, pomodorini, prezzemolo, un pizzico di peperoncino accompagnano lui, il re della pasta (per me), il pacchero gigante, come lo chiamavo da bambina.

La Danimarca deve conoscere la felicità del pacchero al sugo e quindi oggi andrò al mercato, prenderò il pesce più adatto e mi metterò ai fornelli. Inviterò i miei nuovi amici nordici, che di design ne sanno ma di cibo se ne intendono veramente poco, preparerò la tavola della nonna con la tovaglia a quadri e festeggerò così, aspettando di fare la classica  telefonata a casa per chiedere l'aiuto della mamma ai fornelli. Il mio compleanno lo trascorrerò così, a casa mia.

Troppo lontana per il mio cuore, un po' più vicina con i miei paccheri.